Dicono di lei

… Corpi umani “fermati” dal vero con una personale linea di china,teste e ricordi di emozionanti incontri artistici sono i soggetti degli acquarelli di Elvira Pozzati, frutto di un’esperienza che comincia già a delinearsi come un percorso soggettivo e preciso. Sotteso a tutti i lavori c’è un aspetto comune legato all’istinto vitale e al gusto cromatico. Elvira Pozzati non disegna mai la traccia delle sue figure a matita.Il segno è lasciato,con quell’andamento particolare tra il tremolante e il deciso, direttamente sul foglio senza mediazioni di altro genere; così la figura si delinea in contorni che non sono mai rigidi… il gusto cromatico molto spiccato: da toni piuttosto bassi, ma estremamente armonici… grigi, verdini, azzurrini… la gamma si impenna sino a raggiungere toni molto accesi quali i viola,i gialli, i rossi.
Questi ultimi sono presenti nei temi legati alla scultura di età tardo rinascimentale che vide protagonisti Michelangelo prima e Bernini dopo, temi che la pittrice di Monza tratta con prorompente energia strutturale e compositiva… che evince la forza massiccia del marmo attraverso toni cromatici di grande forza attrattiva… La linea di ricerca consueta alla Pozzati verte maggiormente sul rapporto tra la figura e lo spazio inventato attorno a essa e su armonie più delicate, laddove le figure risultano fortemente legate a sfondi che sembrano quasi lembi di stoffa abilmente accostati. La figura dialoga con questo sfondo in modo molto interessante. I contorni sono, volutamente, non molto marcati per quel che riguarda la costruzione interna delle figure, che sono invece totalmente abbandonate al colore. I contorni diventano più che altro confini dello spazio deputato all’apparizione della forma, ma a volte tra figura e sfondo questi vengono meno… Uno dei bei risultati ottenuti da Elvira Pozzati è dato dall’uso incrociato di acquarello e china che le permette di sfumare i contorni neri al contatto con la pellicola acquosa carica di pigmento. Le linee si increspano, si sfumano, assumono un andamento frastagliato a seconda della quantità d’acqua usata per diluire il colore e a seconda della tramatura della carta. Lei stessa dice: “esigente e curiosa ripercorro l’incanto di una tecnica antica alla ricerca della mia creatività, con la certezza che non sarà mai la tecnica a prevalere”.

Francesca Contini, 1992 — giornalista

I temi… (prediletti dalla pittrice) sono quelli di una consuetudine quotidiana ai rapporti umani e all’osservazione delle forme pur senza concessione all ’esaustivo segno figurale, come afferma la stessa Pozzati: non è l’oggetto e la sua fedele rappresentazione che la interessa, ma la trasfigurazione e l’impalpabile tensione emozionale che questo le suggerisce. Sono teste e torsioni maschili e femminili, catturati nell’attimo fuggente di un’espressione o di un gesto istintivo ed estemporaneo in una visione poetico intimista… poi composizioni floreali, casuali, eleganti e profumate, sequenze di una figurazione leggera e alquanto sottesa, ma con una geometria di fondo che supporta e dà spessore alla costruzione dell’immagine nello spazio e del taglio ottico prospettico. La materia coloristica  finemente distribuita sulla carta in varie combinazioni di colori puri e tonalità squillanti, alternati ad associazioni cromatiche pi calde, intense e vibranti in una ricerca di sobria e sapiente rarefazione, in un clima sospeso di luce, felicemente e delicatamente soffusa, e di una crescente intensità evocativa di una lontana innocenza. Tuttavia la Pozzati dietro la sua apparente fragilità e dolcezza, lascia intuire una determinazione a raggiungere il suo obiettivo che poi  quello di essere e di esprimersi in tutta libertà, alla ricerca di una bellezza che non tenga conto di rigidi canoni estetici e conformismi di maniera, esasperati dalla società dell’immagine fine a se stessa e dal bombardamento dei media a omologarsi.

Tina Lasco Nicoloso, 1992 — giornalista

Nel panorama dei nomi di rilievo… presenze femminili si caratterizzano fortemente nell’espressione informale: Elvira Pozzati va evolvendosi nella tecnica dell’acquerello sempre pi circoscrivendo il suo mondo poetico ad una natura interiorizzata e frammentata dai toni morbidi, caldi, autunnali. L’osservazione mi sposta l’angolazione da un fatto puramente artistico ad uno di tipo sociologico e di costume, se ripensiamo al ruolo canonico della donna la cui massima libertà d’espressione si limitava al ricamo a piccolo punto o al massimo a un delicato acquerello di natura floreale e decorativa…

Tina Lasco Nicoloso, 1993 — giornalista

Elvira Pozzati utilizza una tecnica di pittura ad olio con gusto intenso di colore esaltato dal continuo susseguirsi di compenetrazioni. La struttura si compone di forme percepibili nel loro intero volume, tramite una rappresentanza astratta, che esalta attraverso il colore gli stati d’animo. Un approccio estetico d’ingrandimento per evidenziare l’importanza di un determinato momento.

Fabio Luongo, 1999 — giornalista

Chiara scelta di tipo esistenzialistico motiva le ultime opere di Elvira Pozzati: da un lato raggruppa, addiziona e sovrappone, dall’altro sgombera, svuota e… spiana. Questa è la ripartizione iterata che insiste sull’organizzazione, non solo cromatica, di queste tele, là dove ella esprime una precisa volontà di capitalizzare il Passato, vissuto come esperienza preziosa da rimettere in gioco… in un Futuro, di cui però non si possiedono ancora le coordinate. Un Futuro libero, dunque, tutto da costruire e pieno da vivere, sollevato dagli errori del Passato, un Futuro che si proietta limpido e pulito nella coscienza individuale di chi lo attende. Le tele esibiscono un’ardita composizione, tutta incentrata sul binomio pieno – vuoto di matrice classica. Campi nudi e grezzi contrappongono il loro nitore a multistrati di colore che ne ribaltano la prospettiva, più psicologica che reale, intraducibile messaggio di luoghi dell’anima velati da cortine mobili ma inaccessibili, dalle quali tralucono inattese lontananze quanto misteriose avventure… Il linguaggio attinge all’esperienza americana del Novecento, inevitabile piattaforma ispirativa per chi vuole approfondire la cosiddetta “Coscienza dell’Astratto” e produce un’originale miscellanea di elementi pop, espressionisti, astratti più che informali, per approdare ad un “informale made in Italy” che è  semplicemente l’assenza della forma figurata e non l’assenza di qualsiasi elemento formale, come accade nella maggior parte delle opere transoceaniche. é pur vero che il senso della vita, tutto raccolto in quelle mirabili angolazioni spettriche, non avrebbe potuto raccontarcelo… se avesse fatto un’opera americana.

Giulia Sillato , 2007 – Storico dell’arte

L’autrice dice dei suoi ultimi lavori :” negli ultimi anni la mia ricerca artistica è finalizzata alla elaborazione di luoghi astratti realizzando spazi che sono la dilatazione di linee che si stratificano, intrecciano, distruggono cercando di restituire una nuova idea di ambiente dove con l’aiuto di una tecnica mista, la luce soffusa pulviscolare si connette con forme architettoniche rigenerandosi, modificandosi in continuazione, creando: passaggi -confini – aperture.Infine sovrapponendo velature di colore si cancellano i confini e confondono i limiti: così da raggiungere una rinnovata identità del luogo.